Fuggire il male senza andare verso il bene?

Giovanni Paolo II

“Le soteriologie (cioè lo studio della salvezza o della liberazione dal male)  del buddismo e del cristianesimo sono, per così dire, contrarie…

Sia la tradizione buddista sia i metodi da essa derivanti conoscono quasi esclusivamente una soteriologia negativa. L’ “illuminazione” sperimentata da Budda si riduce alla convinzione che il mondo è cattivo, che è fonte di male e di sofferenza per l’uomo. Per liberarsi da questo male bisogna liberarsi dal mondo; bisogna spezzare i legami che ci uniscono con la realtà esterna: dunque, i legami esistenti nella nostra costituzione umana, nella nostra psiche e nel nostro corpo. Più ci liberiamo da tali legami, più ci rendiamo indifferenti a quanto è nel mondo, e più ci liberiamo dalla sofferenza, cioè dal male che proviene dal mondo.

Ci avviciniamo a Dio in questo modo? Nell’ “illuminazione” trasmessa da Budda non si parla di ciò. Il buddismo è in misura rilevante un sistema “ateo”. Non ci liberiamo dal male attraverso il bene, che proviene da Dio; ce ne liberiamo soltanto mediante il distacco dal mondo, che è cattivo. La pienezza di tale distacco non è l’unione con Dio, ma il cosiddetto nirvana, ovvero uno stato di perfetta indifferenza nei riguardi del mondo.

[…] Per il cristianesimo non ha senso parlare del mondo come di un male “radicale”, poiché all’inizio del suo cammino si trova Dio creatore che ama la Propria creatura.

Non è perciò fuori luogo mettere sull’avviso quei cristiani che con entusiasmo si aprono a certe proposte provenienti dalle tradizioni religiose dell’Estremo Oriente, in materia, per esempio, di tecniche di meditazione e di ascesi. In alcuni ambienti sono diventate una specie di moda, che viene accettata in maniera piuttosto acritica.”

Giovanni Paolo II – “Varcare la soglia della speranza” pp. 95 – 99

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